in Onda inSieme con Giuseppe Gorla

Obiettivo Saronno ha proposto una conversazione con l’ing. Giuseppe Gorla – nuovo proprietario dell’area dismessa ex- Isotta Fraschini – nella “piazza virtuale” di In onda insieme, l’appuntamento on-line creato dalla lista civica per continuare ad essere in contatto con la città anche in questo periodo di forzata lontananza.

L’incontro con Giuseppe Gorla e con l’avvocato Angelo Proserpio – che lo ha coadiuvato nel lungo percorso che ha portato all’ acquisizione dell’area – era stato progettato e pensato per il grande pubblico fin dal mese di febbraio, ma l’emergenza sanitaria ne ha poi impedito la realizzazione in presenza. “Abbiamo comunque pensato di organizzarlo on-line per l’enorme interesse  che questo argomento riveste  per tutta la città e per la prospettiva di futuro che ci regala, in questo momento in cui tutti siamo un po’ ripiegati su noi stessi all’interno delle mura domestiche”, dicono i rappresentanti della lista civica. La sintonia di visione con Gorla era nata già a fine novembre, nella serata organizzata dai giovani di OS, in cui si era parlato dell’idea di rendere Saronno una città attrattiva per gli studenti universitari e dare un colpo d’ala al suo futuro.

Nella videoconferenza del 30 aprile, l’ing. Gorla – introdotto da Cristiana Dho (del direttivo di OS) e da Novella Ciceroni (candidato sindaco della lista civica) – ha presentato i numeri dell’area: 120.000 mq stimati in origine 20 milioni di euro dal Tribunale per la messa all’ asta, da cui sono stati detratti 9 milioni di costi di bonifica. La prima asta proposta ad 11 milioni di euro era andata deserta, così come le tre successive. Nella quinta asta il valore di base era sceso a 4 milioni e mezzo. “Il mio progetto con Proserpio era partito 9 mesi prima, studiando la strategia – afferma Gorla – abbiamo richiesto l’assegnazione dell’area dopo la quinta asta andata deserta, con un’offerta in busta chiusa ad una cifra non ancora reso nota dal giudice. Il valore che abbiamo dato all’area è il riconoscimento del valore che abbiamo voluto dare a quest’area per la città di Saronno”

Gorla ha poi illustrato i principi che li hanno guidati: nessun fine politico, nessun ritorno d’immagine (il ritorno deve essere per la città), nessun ritorno economico per gli investitori.

E’stata subito identificata una squadra di lavoro: in primis l’urbanista Giancarlo Consonni (grande teorico italiano degli spazi aperti), l’architetto Cino Zucchi, il city manager Alessandro Maggioni, amministratore delegato di Confcooperative, ed un geologo che – non appena sarà possibile – inizierà le fasi previste per la bonifica dell’area. Il desiderio è quello di aprire le porte alla città non appena completata la parte di messa in sicurezza, anche attraverso percorsi guidati con la collaborazione di ex-dipendenti, che raccontino la storia dell’azienda. Non dimentichiamo infatti che tanti saronnesi non hanno idea di cosa si celi dietro a quelle mura chiuse da oltre trent’anni.

Esiste poi un documento – una CARTA – che enuncia i principi con cui l’area viene pensata. C’è il dialogo con la città, ma anche con la migliore intellettualità che l’Italia produce ed è tanto ammirata all’ estero. Il tema su cui è stato chiesto agli esperti di lavorare è la progettazione della città, che identifichi Saronno con l’apertura verso il mondo. “Ampio spazio aperto” non significa parco, ma collante, raccordo, la ragion d’essere di tutto il resto del progetto, in cui si inseriscono funzioni comuni (quindi non solo aspetti di pura residenzialità in cui far vivere persone isolate ed in solitaria) e soluzioni di mobilità seguendo il tema di percorsi pedonali e ciclabili. “Con OS c’è stata consonanza di idee sulla possibilità di creare un brand universitario. Ad esempio nella città di Costanza, la collina più bella è stata destinata all’ università, che l’ha trasformata da tranquilla cittadina per anziani ad effervescente borgo per giovani.”, afferma Gorla. Una pregiudiziale negativa per Saronno è l’essere in provincia di Varese e non di Milano. Gli studenti vogliono andare a Milano, non a Varese, un fatto che va cambiato e tenuto in considerazione.

 Altre idee riguardano la creazione di insediamenti lavorativi, luoghi di svago, il possibile recupero di uno spazio museale, una nuova sede per l’Unitre (quella di Saronno è la più numerosa dopo Torino). Il nuovo assetto non è semplicemente un nuovo assetto urbanistico, ma deve contenere tutte le istanze di una ricostituzione della città secondo una visione non più industrialisitica, ma moderna.

Non meno importante, il tema della destinazione finale dell’assetto proprietario: l’obiettivo è di costituire un “Bene comune”, inalienabile, la cui proprietà è la cittadinanza, tramite lo statuto che lo governa. “La Costituzione non lo recepisce ancora, ma abbiamo interpellato noti costituzionalisti. Serve tempo perché è un tema complesso. Il progetto diventerà un bene comune nell’ intento in cui la città non possa mai essere pregiudicata da una finalità che si realizzerà in qs area. L’intento non può essere realizzato da chi mira al profitto.  Attualmente siamo in un contesto di proprietà privata. Prima vengono la progettualità e la sua realizzazione”, spiegano Gorla e Proserpio. Le tempistiche di tutto ciò dipendono anche da quanto si troverà facendo i carotaggi. Si bonificherà coerentemente con il progetto, in massima trasparenza rispetto a quello che si trova ed utilizzando ove possibile dei bandi europei.

Si sta dialogando anche con i “vicini di casa” delle altre aree dismesse confinanti e non ancora compromesse da progetti già avviati (come quella ex- Cemsa, in cui si stanno costruendo un supermercato ed un parcheggio a raso), per capire se anche loro vogliono porsi in un modo nuovo, almeno per fare in modo che urbanisticamente non ci sia un danno. . Il progetto di Cino Zucchi nasce tuto sull’idea di “collegare”, tramite percorsi e tracciati, su come saldare le due parti della città divise dalla ferrovia. Il sogno è di fare qualcosa di meglio di questa barriera che divide la città da anni. Si vuole trovare una soluzione paradigmatica e riproducibile in altri luoghi.

In conclusione dell’incontro – dopo aver risposto alle domande di tanti saronnesi che hanno seguito l’evento – Gorla e Proserpio ci tengono a ribadire i loro principi: “Solo se si accetta il progetto complessivo e le finalità che ci siamo detti, un investitore ha titolo per venire a dialogare con noi. Non c’è un soggetto che vuole edificare il più possibile per avere un ritorno, c’è un soggetto che vuole anche edificare per fini sociali. Capiremo se il nostro progetto avrà successo se sarà così bello da attirare i turisti che arrivano a Milano e vorranno passare a farsi un selfie anche a Saronno.”

Ritorna il tema della bellezza nella parole di Novella Ciceroni: “La bellezza come elemento di trasformazione della città è uno dei valori che ci ha unito da subito a questa visione, che siamo orgogliosi di contribuire a far conoscere e che ci accomuna a persone che come noi hanno a cuore Saronno.”

PALAZZO VISCONTI: SMETTIAMOLA DI FARE LE COSE PER FINTA

Una vergogna per Saronno, per i suoi cittadini, per tutte le amministrazioni, passate e presenti. Come si può lasciar marcire una parte del proprio passato, che potrebbe dare lustro alla città ed essere di utilità per l’oggi e il domani?

Questa la domanda di una cittadina saronnese che risale alla scorsa estate, quando qualcuno di noi si è mobilitato per raccogliere voti per partecipare al concorso I luoghi del Cuore 2018 di FAI (Fondo Ambiente Italiano).

E’ vero, con i soldi del FAI non ci si potrebbe fare granché ma rendere visibile Saronno a un possibile investitore per il Palazzo forse si: sono convinta che per ristrutturare Palazzo Visconti, servono tanti soldi, si, ma ancora di più serve la volontà di mettere insieme una buona idea perché il Palazzo, una volta ristrutturato, si mantenga da solo: alla sopravvivenza del Palazzo sono necessarie la volontà e la capacità di approfittare di un bando, come, ad esempio, il bando Patrimonio Culturale per lo Sviluppo di Fondazione Cariplo e di considerare l’ipotesi di un partenariato pubblico/privato.

Cosa è stato fatto finora per Palazzo Visconti? L’incendio risale al 2007 e da allora il Palazzo è lì a marcire.

I documenti Bilancio di Previsione 2018-2020 e Documento Unico di Programmazione (DUP) 2018-2020 del Comune di Saronno prevedono per il 2020 una “spesa di investimento finanziata con mutuo” di 100.000 € denominata “riqualificazione Palazzo Visconti” così descritta: “è previsto l’avvio dello studio di fattibilità per il recupero dell’intero complesso architettonico con vari interventi di ristrutturazione e restauro, volte al risanamento conservativo dell’immobile tutelato. Tutti gli interventi sono finalizzati inoltre all’adeguamento normativo rispetto alle funzioni d’uso prescelte. Il progetto prevederà, tra l’altro, l’ultimazione del rifacimento della copertura, i necessari rinforzi strutturali dei solai, la ridistribuzione interna degli spazi, l’inserimento degli impianti e la sostituzione dei serramenti e opere di finitura, compatibilmente alle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza”.

Il 2020 è dietro l’angolo e il mandato di questa Amministrazione scade fra meno di un anno: nei prossimi mesi si spenderanno 100.000 € per uno studio di fattibilità ? Non se ne vede l’ombra e sembra quasi una cosa buttata lì per dire che c’è.

Sarebbe ora di finirla di fare le cose per finta; sarebbe ora di provarci per davvero.

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