BENI ALIMENTARI E DI PRIMA NECESSITÀ – FASE 2

Consultando il sito web del Comune di Saronno, nella sezione dedicata all’emergenza Covid-19, troviamo un Avviso ai cittadini e due Comunicati stampa: l’avviso, pubblicato il 15 aprile, informa sulla possibilità di chiedere aiuti alimentari sotto forma di pacchi preconfezionati mentre i comunicati, n. 33 del 17 aprile e n. 35 del 27 aprile, avvisano i cittadini dell’avvio della distribuzione a cura delle tre realtà di volontariato scelte dall’Amministrazione comunale per gestire questa importante attività di aiuto alla cittadinanza, in accordo all’ordinanza n. 658 del 29 marzo 2020 emessa dalla Protezione civile. L’informazione è arrivata ai cittadini saronnesi? Chi ha il diritto di chiedere questo aiuto? Come si procede per la richiesta?

Sia la Delibera della Giunta comunale n. 57 del 7 aprile, con la quale l’Amministrazione ha deciso di erogare gli aiuti sotto forma di pacco alimentare stabilendone il contenuto, e le successive Determinazioni – n. 289 e n. 290 del 28 aprile, per la continuità del sostegno e per l’acquisto di buoni alimentari – non riportano i requisiti che il cittadino deve possedere per chiedere l’aiuto. La mancanza di criteri può diventare un ostacolo per le persone che, trovandosi in una situazione di difficoltà nuova, non hanno gli elementi per valutare se la loro condizione sia “sufficientemente rilevante” per avere il diritto di chiedere e ricevere il sussidio. Il cittadino è lasciato in balia di sé stesso senza un supporto concreto da parte dell’Amministrazione comunale. Immaginiamo che la replica sia “Basta chiedere”… Mettiamoci per una volta nei panni delle persone che hanno perso il lavoro, che hanno dovuto chiudere le loro attività senza la certezza di poterle riaprire, che sono sole o emarginate, che sono deboli e fragili, che si sono ammalate o hanno vissuto la perdita di un caro. Perché metterle ulteriormente in difficoltà?

Superata questa fase, il cittadino è invitato a telefonare ai Servizi Sociali, parlare con un’impiegata che gli chiederà informazioni per inquadrare la sua situazione e, se ci saranno le premesse, gli chiederà di compilare un modulo di richiesta e di allegare diversi documenti che attestino la sua situazione economica. Questa procedura è una novità rispetto a quanto fatto per la prima tranche: il richiedente compila, firma il documento e lo invia, tramite email, ai Servizi Sociali che valuteranno se accogliere la richiesta. Sono ancora sconosciuti i criteri di valutazione. Chi ha il compito di decidere se un cittadino merita di essere aiutato, lo fa sulla base di valutazioni oggettive? Perché questi criteri non vengono comunicati con trasparenza?

La prima tranche di aiuti ha creato malcontenti principalmente per ritardi nella consegna – ricevuti quasi un mese dopo l’emanazione dell’ordinanza della Protezione civile –, per la decisione di imporre un pacco preconfezionato senza lasciare libertà alle persone di scegliere in base alle reali necessità – fattibile con un buono spesa -, per la mancanza di alimenti freschi, per la completa mancanza di informazione sull’accettazione della richiesta. E poi non dimentichiamoci la possibilità di recarsi all’Emporio, gestito dalla Cooperativa Intrecci presso Casa di Marta, e scegliere alimenti scaduti da più di un anno: questo è stato uno scivolone dell’Amministrazione che ha permesso alla cooperativa di svolgere le attività concordate senza rispettare le regole definite.

Ulteriore aspetto è quello che riguarda la durata del pacco alimentare: il cittadino ha il diritto di chiedere un secondo pacco? Dopo quanti giorni? Anche su questo punto nessuna comunicazione da parte di chi ci amministra. E poi, tutte le persone in difficoltà sono state aiutate? Tutti i pacchi, preparati con i 60 mila euro stanziati, sono stati consegnati o è disponibile una scorta?

Spulciando l’Albo pretorio siamo venuti a conoscenza che il dirigente dei Servizi Sociali ha predisposto due determinazioni che danno il via a una presunta seconda tranche di aiuti: viene confermato il pacco contenente gli stessi beni della prima tranche e viene aggiunto un buono spesa del valore di 20,00€. Con queste decisioni il Comune impegna 45 mila euro che, sommati ai 60 mila della prima tranche, raggiungono l’importo di 105 mila euro. Ciò significa che in questa seconda fase l’Amministrazione ipotizza che i cittadini bisognosi saranno meno della metà rispetto alla prima fase. Sulla base di quale valutazione? E poi, l’importo restante pari a 103 mila euro quando e come verrà utilizzato? Ci teniamo a ricordare che i quasi 209 mila euro stanziati a Saronno avrebbero dovuto coprire le necessità emergenziali: sono trascorsi quasi due mesi e più del 60% della disponibilità economica risulta al momento inutilizzata. I cittadini di Saronno non hanno bisogno di aiuti? O non sanno che possono chiederli? O non sono messi nelle condizioni, operative e psicologiche, per richiederli?

Come spesso succede con questa Amministrazione, troppo sono le domande senza risposta.

Chiarezza sui Pacchi COVID-19: non ci siamo ancora !

A metà Aprile 2020 prende vita la distribuzione dei pacchi alimentari come deciso dalla Giunta Comunale con delibera del 7 Aprile 2020, in cui sono illustrate le modalità di utilizzo del fondo straordinario relativo all’ordinanza n.658 emessa dalla Protezione Civile il 29 Marzo 2020.

Il 1 Aprile la signora Donatella, residente a Saronno, durante una telefonata intercorsa con un’operatrice del Comune, viene a sapere dall’operatrice stessa di essere in possesso dei requisiti per accedere al pacco di generi di prima necessità finalizzato al sostegno per chi si trova, causa emergenza Covid-19, privo di paracadute sociale. Dietro suggerimento della gentile operatrice la signora fa richiesta del pacco e in seguito le viene comunicato di recarsi presso Casa di Marta il giorno 16 Aprile per il ritiro dei prodotti di beni di prima necessità legata alle “Misure urgenti di solidarietà alimentari in relazione all’emergenza Covid-19”.

Apprendiamo direttamente dalla signora Donatella che, arrivata alla Casa di Marta, le sia stata fornita una tessera a punti per scegliere i prodotti nell’Emporio ivi presente e gestito dalla Coop Intrecci. All’interno dell’ Emporio la signora riferisce di aver visto confezioni di prodotti di vario tipo insieme ad alcuni con la dicitura “consumare preferibilmente entro” una data superata da un anno o due. La signora fa la sua spesa e, senza aver firmato alcun foglio di assenso al momento del ritiro,la porta a casa. Una volta a casa decide di avvisare i suoi concittadini con un post pubblicato sui social, “controllate le date di scadenza degli alimenti distribuiti da Casa di Marta in questi giorni”. Il messaggio, ci dice, vuole essere: “in un momento come questo, in cui è importante salvaguardare la propria salute, non consumate cibi scaduti”.

Volendo andare oltre la polemica nata rispetto ai cibi scaduti, vogliamo ringraziare la signora Donatella per averla resa nota, il che ci permette di fare le seguenti importati  considerazioni:

I prodotti che la signora ha portato a casa, proprio perché alcuni riportano la dicitura “consumare preferibilmente entro” una data superata da un anno, non possono essere stati acquistati con i soldi (20.000 euro) che il Comune (come si legge dalla delibera di Giunta sopra citata) provvederà a riconoscere all’Associazione Casa di Marta “per i prodotti acquistati e distribuiti”. A rafforzare questa affermazione c’è il fatto che i prodotti fra i quali la signora si è trovata a scegliere non corrispondono alla composizione del pacco alimentare come riportato nell’allegato alla stessa delibera di Giunta (Delibera 57 del 2020 _ All spesa Covid) che qui sotto riportiamo per la composizione pacco per persona singola quale è la signora Donatella.

Composizione pacco alimentare per una persona (Comune di Saronno)

Invitiamo, perciò, l’amministrazione comunale a un pronto controllo del contenuto del pacco alimentare secondo quanto stabilito dal Comune stesso e, come già fatto sul nostro primo comunicato sul tema “pacchi di generi di prima necessità”, chiediamo che la rendicontazione di spesa da parte delle Associazioni incaricate dal Comune alle operazioni di approvvigionamento, confezionamento, stoccaggio e consegna pacchi stessi, sia resa disponibile alla consultazione dei cittadini saronnesi.

 

 

AAA – Cercasi trasparenza nella gestione delle risorse per misure urgenti di solidarietà alimentare

Apprendiamo da un comunicato dell’Assessore Tosi che oggi finalmente “dovrebbe iniziare” (dopo più di due settimane) la distribuzione dei pacchi di beni di prima necessità con i fondi messi a disposizione dal Governo tramite l’ordinanza emessa in Gazzetta Ufficiale il 29 Marzo 2020.

Tale ordinanza mette a disposizione “risorse da contabilizzare nei bilanci degli enti a titolo di misure urgenti di solidarietà alimentare”: a Saronno, che ha una popolazione di circa 40.000 abitanti, tali risorse ammontano a 208.961,15 euro. Al fine di disporre sull’utilizzo delle risorse, in data 7 Aprile 2020, è stata emessa dal nostro Comune una delibera di giunta dalla cui lettura, confrontata con l’ordinanza del Governo, scaturiscono le seguenti osservazioni:

Fra le due opzioni di acquisizione:

a)  di buoni  spesa  utilizzabili  per  l’acquisto  di generi alimentari presso  gli  esercizi  commerciali  contenuti  nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale

b) di generi alimentari o prodotti di prima necessità”,

la nostra Amministrazione ha optato per la seconda, togliendo di fatto ai cittadini saronnesi la possibilità di scegliere quali siano le proprie personali necessità in ambito alimentare e di igiene personale. Non si è considerato, infatti, che alcuni cittadini potrebbero avere intolleranze alimentari di diverso tipo o avere la necessità di utilizzare prodotti specifici per l’igiene personale. Al fine di salvaguardare la possibilità di scelta da parte dei cittadini saronnesi, sarebbe bastato emettere buoni spesa controllati: inoltre, alcuni esercizi commerciali garantiscono uno sconto ulteriore del 10/15 % sull’importo del buono.

Sappiamo che “L’ufficio dei servizi sociali di  ciascun  Comune  individua  la platea dei  beneficiari  ed  il  relativo  contributo  tra  i  nuclei familiari   più esposti   agli   effetti    economici  derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti  ed  essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico” ma nella delibera di giunta, e in nessun altro comunicato emesso dal Comune sul tema, non sono esplicitati i criteri di assegnazione del pacco con beni di prima necessità. I cittadini interessati devono fare richiesta tramite una telefonata in Comune, rispondere a un questionario le cui domande sono note solo a chi telefona e solo all’atto della telefonata: non è presente alcuna informativa sul sito web del Comune, né la pubblicazione di un modulo da compilare per fare richiesta del pacco. Non ci sembra questo un metodo che garantisce trasparenza di informazione e di gestione dell’assegnazione (o meno) del pacco. Inoltre,la richiesta tramite telefonata “al buio” lede la dignità del cittadino saronnese in difficoltà.

Leggiamo che in questa prima fase il Comune spenderà 60.000 euro dei 208.961,15a disposizione: chiediamo trasparenza di informazione nella modalità di spesa e sulla tempistica di spesa dei rimanenti 149.000 euro (circa)

Leggiamo, poi, che il Comune ha incaricato tre associazioni del territorio alle operazioni di approvvigionamento, confezionamento, stoccaggio e consegna pacchi alimentari e provvederà con apposita liquidazione al riconoscimento del contributo assegnato ad ogni singola associazione, per i prodotti acquistati e distribuiti, dietro presentazione di copia fattura dei fornitori e di relazione delle attività svolte nel limite massimo di € 20.000,00 per ognuna delle associazioni stesse. Ci domandiamo in base a quale criterio sia stata stabilita la somma di 20.000 euro per associazione e proponiamo che la rendicontazione di spesa da parte delle associazioni sia resa disponibile alla consultazione dei cittadini saronnesi.

La scelta del pacco alimentare nasce innanzitutto dalla necessità di evitare il più possibile che i cittadini escano da casa per acquistare generi alimentari ed altro”, si legge su un comunicato stampa del Comune, salvo poi nello stesso comunicato affermare che in una delle associazioni coinvolte le operazioni di gestione dei pacchi alimentari la distribuzione del pacco avverrà in loco dove i cittadini “riceveranno una tessera per l’acquisto dei medesimi beni di prima necessità”. Si annulla, perciò, la motivazione della scelta del pacco rispetto al buono. Inoltre, non è chiaro a cosa serva la “tessera”: per acquistare i generi di prima necessità ? Dove ?

Inoltre, i Comuni possono destinare alle misure urgenti di solidarietà alimentare di cui alla citata ordinanza del Governo, anche eventuali donazioni. A tal fine è autorizzata l’apertura di  appositi  conti  correnti  bancari presso il proprio tesoriere  o  conti  correnti  postali  onde  fare confluire le citate donazioni. Invitiamo perciò la giunta Comunale ad approfittare di tale misura per dare ai cittadini saronnesi l’opportunità di essere di aiuto per i propri concittadini in difficoltà.